Emotions
- Acrilico su tela 120 x 80 x 2 -

4ª opera della serie “Rainbow

Con questa ultima elucubrazione ho cercato di raffigurare l’atto impetuoso della manifestazione delle emozioni mentre emergono dalle profondità dell’insondabile dimensione limbica che esse costellano, riversandosi sulla vita in un caleidoscopio di forme e colori.


I principi cardine del mio linguaggio creativo — che mi prefiggo di raccontare in questa serie di opere — sono più o meno discrezionali; tra questi, però, la sfera emozionale è chiaramente la più universale: è la particella fondamentale del linguaggio artistico stesso su cui si erge il ponte tra arte ed esperienza sensibile, tra la creazione e la percezione che si ha di essa.

D’altronde le emozioni sono architetture indefinite dell’anima: strutture variegate sospese in profondità eppure in moto perpetuo tra armonia e dissonanza, che si scontrano, si respingono, si fondono in attesa di rivelarsi in forme mutevoli e sfumature variopinte.

Volenti o nolenti, nel bene o nel male, nonostante la complessa varietà, tutte concorrono egualmente all’intima unicità del proprio essere, mentre ne governano l’esistenza in questo vasto oceano che è la vita.

Lo so, su questo tema a Battisti son bastate 5 parole per fare la storia… però lui c’aveva Mogol 🤓

Eclecticism
- Acrilico su tela 120 x 80 x 2 -

1ª  opera della serie “Rainbow
Questa opera segna un nuovo capitolo nella mia crescita creativa: sancisce il passaggio a tele significativamente più importanti in risposta a una nuova esigenza di maggiore libertà espressiva, ma il timore di approdare a spazi più vasti si è disciolto assieme alla prima passata di colore 🥹

Così, sotto l’influsso di una ispirazione rinnovata, ho deciso di creare una serie di quadri 120 x 80 (col nome provvisorio “Rainbow”) composta da 7 opere stilisticamente coerenti, ognuna con un diverso colore dominante, che rievochino i principi cardine alla base del mio linguaggio creativo.


Sono partito dal concetto a cui sono più legato e forse anche il più complesso da elaborare: l’ eclettismo. 

Il motivo è storico:

ero solo un ragazzino, un giovane artista, quando maturai la convinzione che (mi auto cito) “l’eclettismo è un ventaglio che non si deve chiudere mai, ma agitarlo in continuazione, perché dà refrigerio all’anima dall’oppressione del controllo”. 

Capito sì, che testolina quel liceale scapestrato ? 🤯
Oggi ho l’età per essere il padre di quel ragazzino, eppure questo pensiero ancora mi appartiene e al quale, forse più di altri, attribuisco la paternità della scelta di ricominciare questa nuova avventura artistica nella pittura, un mondo per me perennemente da scoprire.

Fastidiosamente emotivo? Dai, una volta ogni tanto si può tollerare 🤓

Entropy
- Acrilico su tela 120 x 80 x 2 -

2ª opera della serie “Rainbow”.
Il dipinto si trova esposto assieme a “Eclecticism” presso la galleria “La Bitta” di Roma fino al 30 giugno 2026.

Con questa opera ho cercato di rappresentare la caoticità del processo creativo che fallisce nel distillare dal disordine armonia ed equilibrio, muflone scornato annesso… 😂
Ebbene sì, non è un refuso — eh, magari — ho scritto proprio “muflone”.


A questo punto una spiegazione è d’obbligo: 

dopo aver ultimato l’opera, ripongo distrattamente il dipinto a terra poggiato contro una parete della stanza per dare una sistemata al banco di lavoro.

La tela è là a terra a pochi passi da me, la inquadro ogni tanto mentre mi barcameno nel pulire il delirio fatto per dipingerla  ma non la metto a fuoco, sono concentrato a fare altro.

Poi però ad un certo punto qualcosa nel dipinto cattura la mia attenzione; ci metto qualche lunghissimo secondo per capire che cosa stessi guardando: non era lo stesso dipinto!
Beh, era ruotato di 180°…

Lo avevo riposto capovolto, così, senza dargli peso, ma non lo avevo mai osservato con attenzione in quell’orientamento; la sensazione era spiazzante perché mi sembrava di guardarle il dipinto per la prima volta: l’opera in quel modo rivelava una lettura figurativa nuova e alternativa, e mi piaceva pure di più!


— Tra l’altro l’aneddoto è un buon esempio della differenza tra guardare e vedere —


Da lì a breve avrei esposto l’opera; così, in fase di allestimento in loco, decido di appenderla non orientata come l’avevo dipinta ma ruotata quindi di 180°.

Durante l’esposizione, ad un certo punto, mia madre si avvicina e mi fa: “bello l’animale”. 

Ed io: “quale animale?”.

E lei: “lì, in basso a sinistra”.

“Porca vacca, è un muflone!!”, imprecai nella mia testa 😳😳


Il quadrupede spuntava capovolgendo il quadro, ma non lo avevo mai notato, altrimenti avrei cercato quantomeno di dargli una parvenza equina più nobile di un muflone scornato 🐎

Eh, il cervello è una macchina capace di fare meraviglie, ma tra le tante facoltà ne possiede una che a volte può essere fastidiosamente controproducente: quando mette a fuoco un dettaglio che prima non vedeva, poi non vede altro: così, da quel giorno, quando poso lo sguardo sul dipinto, l’occhio sistematicamente cade sul muflone 🫣


Comunque, tornando al tema entropico dell’opera, penso che la frammentazione sospesa della materia avvinca l’osservazione attraverso l’attesa che essa si sostanzi, mentre il piacere dell’osservatore abita la disattenzione stessa di quell’attesa. 

Sì, insomma, per dirla come mangio: nel caos, più che nell’ordine, c’è bellezza perché, piuttosto che la certezza, è la tensione dell’attesa che ci tiene avvinti nel piacere. 


L’aulica disanima iconografica ti ha distratto dal muflone?

No?? Allora potresti cercare i cubetti colorati…

Ebbene sì, non vaneggio, ce ne sono anche di colorati 👍🏻
Beh, come dicevo, nel caos c’è bellezza. Mufloni a parte… 😅

Concept
- Acrilico su tela 120 x 80 x 2 -

opera della serie “Rainbow”.
L’opera rappresenta l’idea che cerca di sottrarsi all’astrattismo della sua genesi.

Il controllo esercitato attraverso una progettualità semplice e ordinata fallisce nell’imbrigliare l’idea che c’è all’origine, la quale straripa capricciosamente, contaminando l’ordine pianificato, ma, in questo modo, arricchendolo di nuovi spunti e prospettive impreviste.
Il controllo, quindi, è illusorio come la perdita di esso è illusivo.
Un bel concetto del concetto, no? 😎
Intanto che ci pensi vado a “rimettere” il dizionario che mi è rimasto un po’ indigesto 🤢

Eclipse
- Acrilico su tela 120 x 80 x 2 -

Quest’opera è stata difficile da realizzare quanto da fotografare… 😆


Riguardo la realizzazione:

mi ero messo al lavoro su quella che sarebbe dovuta essere la terza opera della serie “Rainbow” riguardante il principio di libertà creativa.

Solo dopo averla ultimata, mi sono reso conto che non mi piaceva affatto (meglio tardi che mai).

Quindi ho provato a rimetterci mano più volte, finché mi sono dovuto arrendere alla cruda realtà: non mi andava a genio e non c’era intervento che potesse mutare questo pensiero.


Profondamente amareggiato, a quel punto avevo preso l’unica decisione possibile: fare tabula rasa e – come mi succede in questi casi — lasciare che fosse principalmente l’istinto a guidarmi dopo il fallimento della guida sotto un’egida più cerebrale.


Il primo problema da risolvere, però, era che avevo usato una grande quantità di colore mediato con addensanti, quindi coprire con delle semplici passate non sarebbe stato efficace. 

Non avevo molte opzioni.

Presi il barattolo di pasta acrilica e faticosamente, senza alcuna velleità creativa, ne stesi selvaggiamente quasi 2 chili. Un vero e proprio lavoro da imbianchino 👷🏼‍♂️

A quel punto avevo una base grezza su cui ripartire e soprattutto su cui scaricare tutto lo sconforto che mi attanagliava per la miserabile “dipartita” dell’impegno, del tempo e del materiale precedentemente profusi per niente.


Lavorare però su una base irregolare stesa d’istinto non mi dava piena libertà di movimento: non potevo né ignorare né assecondare del tutto rilievi, increspature e insenature, dovendo mantenere una coerenza tra pittura e texture materica.

Insomma, mi aspettava un percorso irto di rotture di “balle” 😆


Ad un certo punto pensavo di aver trovato una quadra, ma non mi sentivo ancora convinto del tutto (strano eh). 

Cambiai quindi direzione realizzando una composizione decisamente più convincente, ma continuava a non convincermi pienamente (a-ri-strano eh).

Continuavo a perseverare lavorando su alcuni dettagli, quando improvvisamente mi si palesava la tanto agognata direzione da seguire! Dopo un lungo smarrimento per una salita impervia, cominciava finalmente la proverbiale discesa (era pure ora, cavolo!). 


A quel punto ogni intervento da fare mi era chiaro e mi rivelava il successivo: era un po’ come unire i puntini di un tracciato che diventava man mano più evidente. 

Finché, eccolo lì ! 

Lo scenario che era destinato a venir fuori si dischiudeva infine sotto le mie mani e davanti ai miei occhi. Non mi restava che “ricalcarlo” per portarlo alla luce.


Tornando invece alla premessa sulla difficoltà di fotografare l’opera: beh, in primo luogo, già maneggiare una tela di oltre 2 chili non è proprio una passeggiata; il problema era però la superficie particolarmente irregolare e frastagliata che rendeva complesso — per uno che di fotografia non sa una ceppa — gestire la luce per fare delle riprese amatoriali decenti con un cellulare del cavolo 😒

Per cui foto e video sono quelli che sono… ma su questo dettaglio mi piego e accetto il compromesso senza fare troppe storie, questa volta… beh, ad un certo punto anche ’STI CAZ… 🫢

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