SOLITUDO
- Acrilico su cartone telato 40 x 30 -

Con questo dipinto mi ero divertito a provare per la prima volta le tecniche di mascheratura.

Dopo varie stratificazioni mi ero trovato davanti a uno spazio freddo e remoto, che, pur evocando in me un distinto senso di solitudine, mi affascinava e inquietava allo stesso tempo.


Sentivo però la mancanza di elementi identificabili che abitassero quell’habitat siderale, ma fu un pensiero lungo appena un battito di ciglia: il tempo di concepirlo e la risposta mi si era già palesata: cubi. 

Cubi sospesi in quello spazio indefinito e senza tempo, in uno stato surreale di quiete e solitudine.


Tuttavia, continuavo a percepire un fastidioso senso di incompletezza che, in questo caso, non riuscivo a mettere a fuoco.

Pensai allora di schizzare del colore, lasciando che questa volta fosse un gesto istintivo, irrazionale e acritico, a indicarmi la via.

Un bel rischio, ma ero convinto di doverlo correre.


Ebbene — quando si dice “la fortuna aiuta gli audaci” — l’azzardo mi diede la risposta: quella sferzata di colore sembrava defluire dal cubo come sangue da una ferita aperta. 

Era un’immagine molto vivida nella mia mente e per concretizzarla nell’opera mi bastò ricalcarla. 

Povero cubo, ha “pagato col sangue” il prezzo delle mie elucubrazioni 🥺

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