RINASCITA
- Acrilico su tela 40 x 30 x 2,5 -

A dispetto della natura morta rappresentata, la morte è solo apparente: la storia di quest’opera, infatti, ne rivela al contrario la “natura viva”…

— Una sequenza di giochi di parole niente male 🤓 —


In principio fu un piccolo scampolo di tela avanzato al termine di un rotolo e poi destinato a fare da supporto per qualche schizzo.

Un giorno afferrai del carboncino, e così, di getto, vi accennai delle mani.

Ok, non male, ma l’istinto di sperimentare era tutt’altro che estinto — coi giochi di parole oggi vado forte 💪🏻 — quindi perseverai a nutrire le mie fameliche velleità creative; tuttavia queste risultarono presto insaziabili.

Allora cambiai marcia e cominciai a operare in maniera sottrattiva (dalla quinta alla retro “passando per folle”… ok dai, la smetto 😆).


Insomma, a un certo punto mi ritrovai, come i salmoni, a risalire controcorrente il flusso (creativo). Non stavo più neppure pensando a cosa stessi facendo e cosa volessi fare: semplicemente dipingevo.

Perseverai in questo stato, aggiungendo, alterando, sottraendo fino a erodere la composizione, finché a un certo punto non rimase più nulla.

Sì, proprio nulla, ma nulla nulla.

Dal vuoto bianco al nero tacito (un nuovo colore 😅).


A quel punto cessai ogni attività e, quando mi soffermai a considerare tutto il percorso creativo dietro a quest’opera, rimasi profondamente ammaliato dall’abisso oscuro che l’aveva inghiottita.

Già, perché mi resi conto che questa volta il viaggio stesso era l’opera, mentre il nulla che attendeva alla fine ne era solo l’ultima tappa; così come un film non è il suo ultimo fotogramma, una vita non è il suo ultimo respiro o uno spettacolo non è il suo ultimo atto; non solo, almeno.


Caspita, devo ammettere che il fascino di quella oscurità era potente e, in un’altra occasione avrei “ceduto al lato oscuro” lasciando l’opera così come era venuta; ma in quel momento della mia vita mi sentivo più Jedi che Sith…

Così decisi di riscrivere il finale: l’oscurità non doveva essere definitiva.


Conscio quindi del cosa, ma ignaro del come, lasciai che a guidare la mia mano nel sequel dell’impresa fosse l’istinto rinnovato da quella lucida convinzione.

Cominciai semplicemente illuminando il buio incontaminato, spatolando timidamente colore per poi sfumarlo energicamente. Nient’altro. L’istinto non suggeriva altro.

Solo quando compresi di essere prossimo a ultimare l’opera, realizzai che, dalle trame tracciate senza cognizione alcuna, si delineava sorprendentemente l’immagine più significativa che si potesse concepire con cognizione: in fondo, quale epilogo più appropriato si sarebbe potuto destinare al vuoto se non riempirlo di vita e speranza?

La vita fiorisce su tutto, quasi dal nulla, e la presenza di ciò che l’ha preceduta, pur se consumata dal tempo finanche a eclissarsi nell’oscurità, non è mai davvero perduta, quanto piuttosto celata alla memoria nelle profondità della storia e lì custodita, ma sempre a un solo ricordo dalla rinascita.

E così il lato nascosto dell’opera stessa resterà sempre a testimonianza dell’esistenza di ciò che l’ha preceduta…girare per capire 🔄  (avendo l’opera sottomano, però 😉).

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