6ª opera della serie “Rainbow Life” —>
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Beh, che dire? Rappresentare l’inconscio, penserete, sarà stata un’impresa ardua. E invece manco per niente! 😝
Essendo perennemente in conflitto con me stesso e passando più tempo a vagare in deliri introspettivi o a stazionare in lunghe autoriflessioni (e senza uso di stupefacenti), ho una certa confidenza con l’inconscio: ogni tanto ci scanniamo, ma in fondo in fondo… ce la intendiamo… 😅
Per cui, per raffigurarmelo, non ho dovuto bullizzare troppo l’immaginazione: l’inconscio me lo sono sempre figurato come uno spazio siderale, amorfo, in cui la materia che lo abita galleggia, mutando continuamente stato, sublimandosi e brinando (parola ai fisici) in un moto perenne.
Quindi ora penserete che sia stato un lavoro sereno. E invece manco per niente! 😝
Non ho mai dovuto ritoccare così tanto e così a lungo un parto del mio estro come questo dipinto. Tacci sua! 🤬
Insomma, qual’è la risposta corretta alla domanda: “quand’è che un dipinto è finito”?
1) Dopo averci passato il finale?
2) Dopo averlo venduto?
3) Quando ti sei stufato di lavorarci?
4) Mai…?
Indovinate la mia risposta… 😶
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