Quest’opera è stata difficile da realizzare quanto da fotografare… 😆
Riguardo la realizzazione:
mi ero messo al lavoro su quella che sarebbe dovuta essere la terza opera della serie “Rainbow Life” riguardante il principio di libertà creativa.
Solo dopo averla ultimata — meglio tardi che mai — mi ero reso conto che non mi piaceva affatto.
Quindi avevo provato a rimetterci mano più volte, finché mi ero dovuto arrendere alla cruda realtà: non mi andava a genio e non c’era intervento che potesse mutare questo pensiero.
Profondamente amareggiato, a quel punto avevo preso l’unica decisione possibile: fare tabula rasa e – come mi succede in questi casi — lasciare che fosse principalmente l’istinto a guidarmi dopo il fallimento della guida sotto un’egida più cerebrale.
Il primo problema da risolvere, però, era che avevo usato una grande quantità di colore mediato con addensanti, quindi coprire con delle semplici passate non sarebbe stato efficace.
Non avevo molte opzioni.
Presi il barattolo di pasta acrilica e faticosamente, senza alcuna velleità creativa, ne stesi selvaggiamente quasi 2 chili. Un vero e proprio lavoro da imbianchino 👷🏼♂️
A quel punto avevo una base grezza su cui ripartire e soprattutto su cui scaricare tutto lo sconforto che mi attanagliava per la miserabile “dipartita” dell’impegno, del tempo e del materiale precedentemente profusi per niente.
Lavorare però su una base irregolare stesa d’istinto non mi dava piena libertà di movimento: non potevo né ignorare né assecondare del tutto rilievi, increspature e insenature, dovendo mantenere una coerenza tra pittura e texture materica.
Insomma, mi aspettava un percorso irto di rotture di “balle” 😆
Ad un certo punto pensavo di aver trovato una quadra, ma non mi sentivo ancora convinto del tutto (strano eh).Cambiai quindi direzione realizzando una composizione decisamente più convincente, ma continuava a non convincermi pienamente (a-ri-strano eh).
Continuavo a perseverare lavorando su alcuni dettagli, quando improvvisamente mi si palesava la tanto agognata direzione da seguire!
Dopo un lungo smarrimento per una salita impervia, cominciava finalmente la proverbiale discesa (era pure ora, cavolo!).
A quel punto ogni intervento da fare mi era chiaro e mi rivelava il successivo: era un po’ come unire i puntini di un tracciato che diventava man mano più evidente.
Finché, eccolo lì !
Lo scenario che era destinato a venir fuori si dischiudeva infine sotto le mie mani e davanti ai miei occhi. Non mi restava che “ricalcarlo” per portarlo alla luce.
Tornando invece alla premessa sulla difficoltà di fotografare l’opera: beh, in primo luogo, già maneggiare una tela di oltre 2 chili non era proprio una passeggiata; il problema era però la superficie particolarmente irregolare e frastagliata che rendeva complesso — per uno che di fotografia non sa una cippa — gestire la luce per fare delle riprese amatoriali decenti con un cellulare qualunque 😒
Per cui foto e video son quelli che sono… ma su questo dettaglio mi piego e accetto il compromesso senza fare troppe storie (questa volta…); beh, ad un certo punto anche ’STI CAZ… 🫢
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