La storia dietro questa opera è particolarmente intricata.
Ero partito con l’intenzione di creare dei paesaggi acquarellati con l’acrilico, uno per ogni stagione e in contrapposizione tra loro. L’idea era bella, ma la realizzazione non altrettanto (un giorno ci riproverò).
Per cui, visto che un lavoro ragionato non aveva funzionato, decisi di cambiare marcia e di mettermi in folle (che mi è più congeniale), ovvero di entrare in modalità “ultra istinto” (cit. da nerd).
Quindi feci brutalmente tabula rasa, sciogliendo il colore con una spugna e poi, non contento, cominciai pure a grattare fino a danneggiare la superficie del supporto stesso, per conferire una sorta di “effetto invecchiamento”.
A quel punto erano sopravvissute soltanto delle parvenze di ombre scure di alberi in lontananza, che spuntavano da un terreno arido e desolato, sotto un cielo spoglio e ossidato.
Uno scenario un po’ post-nucleare, ma mi piaceva.
Peccato che il flusso creativo, ancora lontano dal prendersi una pausa, fosse di tutt’altro parere…
Così, in preda a deliri di onnipotenza, pensai di trasformare quel paesaggio sterile e desertificato in uno fertile e luminoso; cioè, in pratica, di terra-formare 😂
Il 1° giorno quelle ombre scure divennero alberi splendenti;
il 2°, la terra arida divenne acqua cristallina;
il 3°, il cielo ossidato divenne un cielo lunare con nuvole sparse (con probabilità di pioggia);
il 4°, il temerario tocco personale in modalità “o la va o la spacca”...
La spacca: spaccai il paesaggio in settori contrapponendo al chiaro di luna un tramonto (così, tanto per fare lo sbruffone).Il 5° giorno mi riposai; prediligo la settimana breve… 😂
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