Per questa opera mi ero ispirato a un dipinto che mi era finito sotto gli occhi sfogliando i social. Mi piacevano le geometrie morbide, pulite e minimali realizzate in mascheratura a mezzo tape. Una vera sfida per uno compulsivo come me, dal linguaggio artistico nevrotico.
Così, armato di pazienza — per me una sconosciuta — cominciai.
Incredibilmente riuscivo a stare sul pezzo!
Che dire, ero partito davvero bene e poco dopo la prima forma l’avevo portata a casa.
Peccato che, manco a dirlo, alla prima sbavatura, BOOM!: i buoni propositi, la pazienza e anche il lavoro svolto impeccabilmente fino a quel momento, saltati per aria.
Nada, non ce l’aveva fatta.
Così afferro la pasta e comincio a texturizzare tutto, proseguendo poi a dipingere nella consona modalità “schizofrenica” che più mi si confà.
A delirio ultimato, mi prendo un momento per valutare lucidamente il mio operato e non mi dispiace affatto, perché era esattamente quello che volevo fare, ma in una maniera, diciamo, “più onesta”, personale e quindi più fedele a me stesso.
Ok, ma in soldoni, che cosa avevo realizzato? 🤔
Beh, mentre ci pensavo, mia nipote di 11 anni si affaccia alla porta per accennarmi un saluto, incuriosita volge lo sguardo verso il dipinto e, dopo un paio di secondi, spara:
“È UNA CELLULA!”
Al che, la mia faccia —> 😮
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