6ª opera della serie “Dimensioni Sommerse” —>
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Quest’opera è stata il mio primo “lutto” artistico di tutta la mia vita creativa (non solo pittorica).
Una disamina è d’obbligo, ma temo non sarò breve..😝
Dopo aver lavorato a lungo su cartoni telati, avevo preso la decisione di passare alle tele, diciamo, canoniche e di misura maggiore.
Quindi, pronto a mettermi nuovamente alla prova, mi accostai alla tela carico di aspettativa ed emozionato di inaugurare un nuovo percorso nella mia crescita artistica.
È stato un processo inaspettatamente sereno, e il risultato, da incorreggibile pessimista, fu perfino al di sopra delle mie aspettative.
Purtroppo la gioia che mi pervase ebbe vita breve, allorché, nel passare la vernice finale, una reazione imprevista rovinò irrimediabilmente il dipinto 🥺
La mia vena artistica deriva dalla musica e, sebbene io sia ben conscio che sbagliare è fisiologicamente connaturato al processo compositivo di ogni forma d’arte, nella musica, appunto, si può sempre disfare un errore per ripartire dallo step precedente semplicemente premendo un tasto; quindi non ho mai vissuto la perdita reale di un’opera, anche perché sono sempre stato molto attento a ridurre fino all’improbabile la malaugurata possibilità di una simile circostanza: gruppi di continuità, hard disk supplementari e sistemi automatici di backup, insomma, una Fort Knox impenetrabile alla perdita dati 🫡
Un protocollo di sicurezza, questo, che però, di contro, non mi ha emotivamente preparato al caso nefasto in cui, nonostante tutto, un simile evento invece si concretizzasse effettivamente. Un’eventualità questa — come ormai ho compreso bene — che nella pittura, diversamente dalla musica, è tutt’altro che improbabile o remota.
Dopo la “tragedia” sono stato travolto per giorni da una sensazione di rabbia e poi di smarrimento. Emozioni inoltre esacerbate dal significato (come dicevo) che questa opera in particolare aveva per me.
Tuttavia dopo qualche tempo decisi di provare, per così dire, a “restaurare” il dipinto, aggiungendo altri strati e cercando di rigenerare le aree guastate nell’ intento di darle un senso nuovo.
Insomma, alla fine anche questo episodio è stato istruttivo: un campo di prova per approcci azzardati che altrimenti non avrei avuto occasione o il coraggio di testare.
Il risultato è un’opera abitata da un’anima sicuramente diversa da quella originaria ma comunque viva, che porta con sé le cicatrici di una rinascita dolorosa a memoria di quello che era prima.
C’è della bellezza anche nel dolore e anche per questo l’arte in fondo è come la vita…
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